Infortunio sul lavoro per colpa del datore: quando scatta la responsabilità aziendale

Ogni giorno, in Italia, migliaia di persone subiscono un infortunio sul lavoro.
Molti di questi episodi non dipendono dal caso, ma da carenze nella sicurezza aziendale, procedure inesistenti o formazione insufficiente.
Sapere quando la colpa ricade sul datore di lavoro è fondamentale per ottenere il risarcimento completo e, soprattutto, per prevenire che simili situazioni si ripetano.

Le responsabilità del datore di lavoro secondo la legge

La legge italiana, con l’articolo 2087 del Codice Civile, impone al datore di lavoro un dovere chiaro: proteggere la salute e l’integrità dei propri dipendenti.
Non basta rispettare formalmente le norme: l’azienda deve adottare tutte le misure possibili per evitare rischi, anche quelli non espressamente previsti.
Il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) ha poi reso ancora più concreti questi obblighi, stabilendo regole precise su formazione, sorveglianza sanitaria e utilizzo di dispositivi di protezione.

In particolare, il datore deve:

  • garantire ambienti di lavoro sicuri e conformi alle norme;
  • fornire dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati;
  • assicurare la formazione dei dipendenti sui rischi connessi alle proprie mansioni;
  • vigilare sul rispetto delle procedure di sicurezza.

Quando una di queste condizioni manca, l’infortunio può trasformarsi in una responsabilità diretta dell’azienda.

Quando l’infortunio dipende dalla negligenza aziendale

Molti incidenti non avvengono per imprudenza del lavoratore, ma perché l’organizzazione del lavoro presenta delle falle.
Macchinari non revisionati, postazioni insicure, mancanza di segnaletica o turni eccessivi: sono tutte situazioni che aumentano la probabilità di un incidente.

Un datore che non adotta misure preventive o non forma adeguatamente il personale viene considerato negligente.
In questi casi, anche se il dipendente ha commesso un errore, la legge non lo lascia solo: il datore deve prevedere i comportamenti potenzialmente rischiosi dei suoi collaboratori e creare condizioni di sicurezza tali da ridurre al minimo la possibilità di danni.

Un esempio concreto è quello di un operaio che cade da un’impalcatura senza protezioni o di un magazziniere che si infortuna con un muletto mai revisionato.
In queste situazioni la responsabilità dell’azienda è evidente, perché l’incidente è frutto di mancanza di organizzazione, vigilanza e prevenzione.

Come dimostrare la responsabilità del datore di lavoro

Per ottenere un risarcimento completo non basta affermare che l’infortunio è avvenuto sul luogo di lavoro: occorre provare che esiste un collegamento diretto tra l’evento e la negligenza aziendale.
Le prove possono essere costituite da verbali INAIL, relazioni dell’ispettorato del lavoro o testimonianze dei colleghi, ma anche da documentazione fotografica o perizie tecniche che descrivano le condizioni del luogo.

Spesso è proprio la mancanza di formazione documentata a far emergere la colpa del datore.
Se il dipendente non ha mai ricevuto istruzioni chiare sull’uso di un macchinario o sui rischi di una mansione, la responsabilità aziendale diventa evidente.
In questi casi, l’assistenza di professionisti esperti — legali e tecnici — è indispensabile per raccogliere le prove e costruire una pratica solida.
Agire tempestivamente è importante: la richiesta di risarcimento civile si prescrive in genere in cinque anni, ma le pratiche INAIL devono essere avviate subito dopo l’incidente.

Cosa spetta al lavoratore infortunato

Quando l’infortunio viene riconosciuto dall’INAIL, il lavoratore riceve un indennizzo economico proporzionato alla gravità delle lesioni e al periodo di inabilità.
Tuttavia, questo indennizzo copre solo una parte del danno, perché l’INAIL non tiene conto degli aspetti morali, esistenziali o del disagio psicologico.

Se l’incidente è dovuto a colpa del datore di lavoro, il dipendente può richiedere un risarcimento integrale in sede civile.
Questo comprende non solo le spese mediche e la perdita economica dovuta all’assenza dal lavoro, ma anche la sofferenza fisica e il danno permanente alla salute.
È un diritto riconosciuto a chi ha subito un torto e vuole ottenere giustizia oltre il semplice rimborso economico.

Il supporto di Target Risarcimenti

Affrontare un infortunio non significa solo guarire dalle ferite fisiche: spesso bisogna anche superare le difficoltà burocratiche e il timore di mettersi contro il proprio datore di lavoro.
target risarcimenti accompagna i lavoratori in questo percorso con un approccio concreto e umano, partendo dall’analisi gratuita della pratica fino alla gestione completa della richiesta di risarcimento.

Ogni caso viene esaminato nel dettaglio, valutando la dinamica dell’incidente, le condizioni di sicurezza e le eventuali omissioni da parte dell’azienda.
Grazie alla collaborazione tra consulenti legali e medici esperti, Target assicura un supporto continuo, chiaro e trasparente, tutelando il lavoratore in ogni fase del processo.

Far valere i propri diritti non significa creare conflitti, ma contribuire a costruire ambienti di lavoro più sicuri per tutti.